Italian civic and environmental education

for Italian present and future citizens

Sugli stranieri, sulla comunità

Sugli stranieri, sulla comunità

Cosa si pensa degli stranieri? Sono brutti, sporchi, hanno delle facce che sono diverse dalle nostre: molti vivono nella paura che da un momento all’altro possano saltarci addosso, rubare le nostre auto, le nostre case, farci del male, prendere il nostro posto nel piccolo mondo accogliente che abbiamo creato con fatica…

Questo è quello che probabilmente pensavano gli americani di noi, quando poveri, emaciati, andavamo a cercare fortuna in America. Quello che suscitavano le facce smunte e sporche, gli zigomi infossati della fame, gli stracci e gli occhi sporgenti della povertà.

Ed è vero, quello che sognavamo, noi italiani, erano le auto dei ricchi, le casette ordinate ed i giardinetti della borghesia agiata, il cibo a volontà…

e quando ci si trattava da inferiori, da schiavi, è chiaro che qualche incidente succedeva, che qualche “signorotto” ci rimetteva le penne. Perché a nessuno piace sentirsi inferiore. Diverso. Sporco. “Voi mi vedete così? Allora vi farò vivere i vostri peggiori incubi, tanto non ho molto da perdere. Posso rischiare il tutto per tutto! E poi si sa, le carceri non sono infinite…non possono certo buttarci tutti dentro…”

Come uscire da questa situazione paralizzante? La politica la cavalca, cavalca ne nostre paure, e nello stesso tempo fa finta di dirci “non ti preoccupare, penseremo noi a questi, li terremo lontani dalle frontiere, e poi attueremo dei sistemi di polizia nelle città, in modo che tu sia più sicuro…”

Così, neppure noi possiamo stenderci su una panchina, o sederci su un prato, o poggiare la bici su uno steccato, perché altrimenti rischiamo di essere multati (come prevede il nuovo regolamento della polizia comunale di Padova). Cosa otteniamo da queste misure? Che abbiamo ancora più paura, ci chiudiamo nelle nostre case, ci piazziamo davanti alle nostre TV, gli ori di famiglia sotto al cuscino, ad ascoltare cronache di anziani percossi ed ammazzati da stranieri.

Questo è da sempre il trucco di chi comanda:  “DIVIDE, ET IMPERA”.

Dividi prima di tutto le persone: perché persone che non si parlano, che non si confrontano, che non fanno gruppo, sono più facilmente attaccabili e controllabili, ricattabili e riducibili a loro volta alla schiavitù. Al politico basterà garantirci un po’ di divertimento alla TV, o qualche bene di consumo che ci fa sentire ricchi, per tenerci in pugno.

Proviamo ad invertire il punto di vista.

Qualche giorno fa sui giornali si è parlato di una studentessa che arrivava all’università in Ferrari e che risultava avere reddito zero. Questa notizia suscita indignazione in chi crede nell’utilità di pagare le tasse per garantire a tutti sanità, istruzione, ecc…figuriamoci quanta rabbia micidiale può suscitare in uno straniero che fa fatica a tirare avanti, eppure paga le tasse pure lui: è indicibile! E’ chiaro che ispira vendetta! Cosa ha fatto quella giovane per meritarsi la Ferrari a 20 anni? Ha lavorato? Ha sudato? Si, forse in palestra!

Che colpa avevano gli italiani a nascere tali nel dopoguerra, nella povertà?
“Che colpa ho io, povero rumeno, che ho aperto questo negozio di alimentari ed ho restaurato con le mie mani una casa che gli italiani avevano abbandonato? Perché ogni giorno devo sentirmi insultare perché ho una faccia ed una lingua diversa? Dovevo morire di fame nel mio paese?”

Quale può essere la risposta?

Inclusione: è questo che ci può salvare. Non chiuderci, non barricarci nelle nostre case. Fare l’elemosina non basta, lo sappiamo bene: chi ci aiuta a parcheggiare la accetta volentieri, ma intanto sta pensando che vorrebbe altro che i 4 soldi. Questi non compreranno certo la sua voglia di rivalsa da una situazione che non ha voluto, ma in cui si è ritrovato. Pensiamo ai profughi congolesi: vittime di una guerra finanziata dalle grandi potenze straniere per procurarsi il COLTAN, micro-conduttore che si trova in tutti i nostri apparecchi informatici…

Spesso queste persone, prima di diventare profughi, avevano proprietà, piccoli appezzamenti in cui vivevano dignitosamente grazie all’autoproduzione. Erano padroni in casa propria e non pensavano che mancasse loro nulla. L’arrivo degli “occidentali” causa sconvolgimenti prima di tutto nell’autoconsapevolezza delle persone, che iniziano a pensare di non avere abbastanza. L’occidente impone però un sistema fatto di enormi sprechi, che sta creando seri problemi al nostro mondo, a cominciare da quella parte che non ha alcuna responsabilità in questa devastazione.

Inclusione. Non facciamoli lavorare PER noi, ma CON NOI. Ormai tu, immigrato, sei qui, e se accetti e rispetti le leggi ed i costumi di chi abita questa terra, questa terra potrà essere anche tua, e tu potrai arricchirla col tuo sudore e con la tua riconoscenza, ed arricchire anche noi con la tua diversità e con i contributi originali che vorrai offrire. Mantieniti diverso. Non omologarti mai. E sarai libero in un paese di liberi. Non desiderare quello che hanno gli altri, non diventare schiavo come loro di beni per lo più superflui. Aiutaci a ricostruire il senso di comunità: impareremo di nuovo da voi la gioia di stare insieme, di condividere, di parlare, di confrontarci, il piacere di vivere e l’amore per la vita, anche se non abbiamo un’auto ma la condividiamo, anzi: a maggior ragione. Impareremo che tutti possono crearsi una ricca catena di affetti e riconquistare un loro ruolo, siano essi bravi a studiare, o a costruire, o a suonare, o a coltivare, o a produrre….

L’importante è fare un cerchio, e non dimenticare ogni tanto di aprire la catena per farla diventare sempre un po’ più grande.

Puoi farcela, posso farcela, possiamo farcela. (detto anche: vinci tu, vinco io, vinciamo tutti!)

 

esperienze da cui imparare:

http://chiromechino.blogspot.com/

 

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estergiusto

Author: estergiusto

Ingegnere per l'Ambiente Insegnante per...passione :) Nata a Padova nel '78, laureata con sollievo di tutti ed in particolare mio in ingegneria per l'Ambiente ed il Territorio (sia a Padova che in Danimarca - questo lo sottolineo perché ha sempre un certo impatto), ho lavorato come ingegnere per 9 anni per una grande azienda padovana. Da ormai quasi 3 anni "vivo di rendita" in senso propriamente detto: grazie ad i miei genitori che mi hanno insegnato l'arte della sobrietà, nonostante le mie entrate non siano esorbitanti (oggi gli ingegneri son pagati meno degli operai!) sono riuscita a mettere da parte il necessario per acquistare una casetta sgarrupata, ma con giardinetto, a meno di mezzora a piedi dal centro: questa è vita! Qui vivo con due malcapitati inquilini tedeschi e con due gambiani che ritengono di essere le mie cavie. E forse lo sono. Nel poco tempo libero - quasi nullo - che mi lascia la mia attuale professione di "house manager" mi preparo ad insegnare una nuova materia: un misto di lingua italiana, educazione civica ed educazione ambientale...super-interessante, no? Per me, si :D *** Environmental engineer En...thusiast teacher Born in Padova in 78, graduated -with relief of all my family and especially mine - in Environmental Engineer (both in Padova and in the Technical University of Denmark - I underline this as it has always a certain impact), I worked as a engineer for 9 years for an important company. From about 3 years I live of annuities, thanks to my parents who tought me the art of sobriety and of surviving even if incomes are not enormous (today Italian engineers are paid less than factory workers). I could save enough money to buy a little house, decrepit but with garden, at less than 30 mins from the city center: this is life ;)! Here, I live with two unfortunates German students and two Gambian guys, who think they are my "guinea pigs". And maybe, in some ways, they are ;) In the almost unexisting free time left by my "house manager" profession, I train as a teacher for a new subject: a mixture of Italian language and civic plus environmental education. Interesting, right? For me, definitely! :D