Eco-Corsi in italiano

Educazione alla sostenibilità per cittadini italiani e stranieri

Pregiudizi e cinesica

Sabato scorso ho incrociato M., mio ex-alunno, alla stazione. M. viene dalla Guinea. Aspettava il treno del ritorno dopo aver fatto qualche spesa a Padova.

Gli ho chiesto se aveva voglia di accompagnarmi a trovare gli amici che marciavano per la difesa del clima. Gli ho proposto di mettere i 5 kg di riso da lui appena comprati sul cestino della mia bici. M. ha accettato contento e così ci siamo diretti verso le piazze. Eravamo abbastanza in ritardo rispetto ai tempi della manifestazione e così non siamo riusciti a trovare i miei amici. Ne abbiamo approfittato per una chiacchierata.

M. all’inizio non incrociava mai il mio sguardo, neppure mentre parlavo. Al contrario, guardava sempre da un’altra parte, come se ci fosse qualcosa di ben più interessante di me in un altro punto del suo orizzonte visivo. “Che strano tipo” ho pensato. Però ho lasciato perdere, ho pensato che poteva trattarsi di timidezza. In altre occasioni M. mi ha dato modo di fidarmi di lui: ha molta fede (è mussulmano…per fortuna gli integralisti sono una minoranza!) ed ha mandato messaggi molto belli di incoraggiamento a me ad al mio compagno-marito in un momento parecchio difficile. Quindi non ho badato al suo sguardo sfuggente e ho continuato a conversare.

Abbiamo parlato dei cambiamenti climatici (di cui non sapeva nulla), dell’arte e dell’architettura a Padova. Mi ha detto che a lui proprio non piace passeggiare. Solo allora ho notato con dispiacere che aveva uno zaino carichissimo sulle spalle. Ho esclamato “Per forza non ti piace, con tutto quel peso!!!”. Ormai purtroppo eravamo in centro e non potevo farci molto.

Al di là dello zaino comunque, chi non ha l’occhio abituato ad osservare e a dare valore a determinati oggetti, difficile che riesca ad apprezzarli. Ad un occhio non allenato, colonne e capitelli medievali sembreranno probabilmente strutture vecchie in edifici vecchi. La capacità di apprezzare va formata!

M. ha apprezzato molto di più la visita al museo di geologia e paleontologia, dove ha appreso come la radioattività di Marie Curie ha permesso di calcolare l’età del Pianeta Terra (4,5 miliardi di anni!), come si sono formati i continenti e le montagne e che la Pianura Padana è stata per millenni una zona dal clima equatoriale, ricca di palme ed animali esotici.

Col passare dei minuti e il procedere delle chiacchiere, ho notato che M. schivava sempre meno il mio sguardo. Ad un certo punto finalmente il ghiaccio si è rotto ed è stato lui stesso a scusarsi e a spiegarmi che in Guinea è maleducazione guardare negli occhi qualcuno che è più importante di te: è segno di mancanza di rispetto.

Il suo traduttore, quando mesi fa erano andati dal giudice, gli aveva detto che in Italia se una persona non ti guarda negli occhi viene ritenuta come minimo bugiarda, però per lui è molto difficile superare questa abitudine.

Mi ha raccontato che nel suo paese le donne non possono guardare negli occhi i mariti. Non possono neppure intervenire nelle conversazioni familiari, perché non sono considerate parte della famiglia, visto che quando si sposano sono destinate a lasciarla. Però la loro abitudine ad ascoltare e tacere le rende molto intelligenti e creative, ed è per questo che quando un uomo ha un problema, se non riesce a risolverlo si rivolge a sua sorella.

M. mi ha raccontato di essere una persona molto devota e allo stesso tempo pratica. Sa che se qualcuno ti aiuta, non puoi fare a meno di darti da fare anche tu. E’ grazie a questo suo carattere che ha trovato lavoro abbastanza facilmente. Mi ha spiegato che in Africa c’è un proverbio: “Se qualcuno ti lava la schiena, datti da fare a lavarti la pancia”.

Quando la sua cooperativa gli ha dato alloggio, gli ha detto che lo avrebbe aiutato a trovargli lavoro. Lui ha ringraziato e si è dato da fare anche per conto suo, ed è stato contento di riuscire da solo nell’impresa. Anche perché, se fosse arrivato dopo la cooperativa, si sarebbe dovuto accontentare di metà delle entrate, poiché la cooperativa trattiene l’altra metà. M. evita qualsiasi comportamento sconveniente o che possa non essere apprezzato da chi lo circonda: se fa qualcosa di male, manca di rispetto a Dio prima di tutto, a se stesso in secondo luogo. Ad esempio, se non ha soldi per pagarsi il biglietto del treno, il treno non lo prende. “In più bisogna pensare” ho aggiunto io “che se nessuno pagasse il biglietto, non avremmo più treni in servizio”.

Proprio mentre facevamo questi discorsi, ci si era accostato un ferroviere. Io non sopporto il fumo di sigaretta, e così ho chiesto ad M. di spostarci, visto che il ferroviere si era messo a fumarsene una.

Vedendo la mia mossa, costui ha detto “Tanti bei discorsi, ma uno, la signora ci crede troppo. Secondo, ti ho beccato tante volte senza biglietto”. Questa affermazione mi ha raggelata. Ho detto al ferroviere che di sicuro si sbagliava (i neri per molti di noi sono “tutti uguali”), ed ho  chiesto a M., nel caso lo avesse, di esporre il biglietto usato all’andata. M. si è frugato nelle tasche, ed ha tirato fuori il biglietto obliterato alle 12. Mi ha detto che a dire il vero è sua abitudine conservarli. Lo ha detto a me, perché essendo il ferroviere un estraneo cui lui doveva rispetto, nonostante io gli chiedessi di cercare di guardarlo negli occhi, ovviamente faceva molta fatica, al che si è beccato dal ferroviere del bugiardo una seconda volta, nonostante avesse il biglietto in mano.

L’ira del ferroviere contro gli africani ha continuato a crescere, fomentata da me che cercavo di spiegargli che quella dello sguardo è una convenzione sociale. “Se le chiedo di smettere di fumare, lei ci riesce subito?” Gli ho chiesto. Volevo aggiungere che allo stesso modo, M. non poteva cambiare da un momento all’altro una sua abitudine…ma non ci sono riuscita, perché il ferroviere mi ha interrotto mostrandomi il suo smartphone, in cui brillava il titolo “60’000 stranieri ultrasessantenni percepiscono in Italia la pensione di anzianità senza aver lavorato un solo giorno”.

Questa notizia la avevo sentita pure io anni fa: una ragazza libanese mi aveva infatti candidamente raccontato che un suo parente, con una fiorente attività commerciale nel settore dei marmi impiantata in Italia da diversi anni, aveva fatto arrivare nel Bel Paese sua mamma 63enne e le aveva fatto ricevere la pensione di anzianità. Anche a me, come al ferroviere, questo sembra un pochino assurdo: lo Stato dovrebbe considerare il patrimonio e i redditi di famiglia, prima di erogare pensioni agli stranieri. Tuttavia se una persona è anziana e povera, anche se straniera, per me è una bellissima cosa che lo Stato riesca ad aiutarla. Mi fa sentire onorata ed orgogliosa di essere italiana.

Però in tutto questo discorso sulle pensioni, cosa centrava M. che di anni ne ha 24 ed al massimo prende 5 euro al giorno dalla sua cooperativa, in attesa di trovare un alloggio per conto suo?

Il ferroviere ha incalzato “Perché non sai la storia del mio amico illuminato da Padre Pio!”
A questo punto, M. ha chiesto di congedarsi, perché doveva fare il biglietto. “Resta, resta!” Gli ha intimato il ferroviere “Quando arriva il tuo treno?” “Fra due minuti” “Hai tempo!”

In realtà M. di tempo non ne aveva abbastanza: pur essendo corso via, ha perso il treno e ce lo siamo visti comparire qualche minuto dopo, nel pieno del racconto su Padre Pio, che vi riferisco un’altra volta.

MORALE:
1) Evitiamo di giudicare il prossimo: lasciamo questo scomodo lavoro ai giudici e a Dio
2) Evitiamo di farci una idea delle persone sulla base del loro atteggiamento, soprattutto se sono stranieri.
3) A giudicare negativamente, nuociamo in ogni caso: non solo agli altri, ma soprattutto a noi stessi

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estergiusto

Autore: estergiusto

Ingegnere per l'Ambiente Insegnante per...passione :) Nata a Padova nel '78, laureata con sollievo di tutti ed in particolare mio in ingegneria per l'Ambiente ed il Territorio (sia a Padova che in Danimarca - questo lo sottolineo perché ha sempre un certo impatto), ho lavorato come ingegnere per 9 anni per una grande azienda padovana. Da ormai quasi 3 anni "vivo di rendita" in senso propriamente detto: grazie ad i miei genitori che mi hanno insegnato l'arte della sobrietà, nonostante le mie entrate non siano esorbitanti (oggi gli ingegneri son pagati meno degli operai!) sono riuscita a mettere da parte il necessario per acquistare una casetta sgarrupata, ma con giardinetto, a meno di mezzora a piedi dal centro: questa è vita! Qui vivo con due malcapitati inquilini tedeschi e con due gambiani - il mio compagno/marito ed un amico - che ritengono di essere le mie cavie. E forse lo sono. Nel poco tempo libero che mi lascia la mia attuale professione di "house manager" insegno in lingua italiana (con qualche incursione nell'inglese e nel francese se serve) educazione civica ed ambientale ed altre materie su richiesta...super-interessante, no? Per me, si :D *** Environmental engineer En...thusiast teacher Born in Padova in 78, graduated -with relief of all my family and especially mine - in Environmental Engineer (both in Padova and in the Technical University of Denmark - I underline this as it has always a certain impact), I worked as a engineer for 9 years for an important company. From about 3 years I live of annuities, thanks to my parents who tought me the art of sobriety and of surviving even if incomes are not enormous (today Italian engineers are paid less than factory workers). I could save enough money to buy a little house, decrepit but with garden, at less than 30 mins from the city center: this is life ;)! Here, I live with two unfortunates German students and two Gambian guys (my husband and a friend), who think they are my "guinea pigs". And maybe, in some ways, they are ;) In the free time left by my "house manager" profession, I try to teach a new subject: civic plus environmental education (and other subjects on request). Interesting, right? For me, definitely! :D

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