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“Zero Rifiuti” o “Riciclo Totale”?

Passo passo le iniziative per la riduzione dei rifiuti a Padova si avviano. Ma un quesito amletico rischia di bloccare il neonato capannello di attivisti (che per ora è più un’armata brancaleone, considerata la situazione organizzativa :)):
“Quale nome dare al gruppo, “Comitato Zero Rifiuti” o “Comitato Riciclo Totale”?” Che definizione meglio traduce lo slogan “Zero Waste” adottato dai primi movimenti americani per la riduzione dei rifiuti?
Fioccano eruditi riferimenti ai principi della Termodinamica, accanto a considerazioni di tipo più pratico sull’impatto mediatico di una o dell’altra definizione. Urge una soluzione meditata al problema.
Dunque, nel campo della FISICA, sia parlare di “Zero Waste” (letteralmente, “Zero Spreco” o “Zero Rifiuto”) che parlare di “Riciclo Totale”, è un assurdo. In fisica è impossibile non produrre scarti o sprechi, ed è altrettanto impossibile riciclare all’infinito. Senza scomodare la termodinamica, pensiamo solo al riciclo di carta, tessuti, plastica e quant’altro:dopo un numero più o meno grande di processi di riciclo, questi materiali si usurano. Anche se non si usurano, lo stesso processo industriale di riciclo ha, appunto per questioni di fisica e di termodinamica, degli scarti. L’ing.Trapanotto di APS ci dice sempre che il riciclo non è comunque in antitesi con l’incenerimento, visto che anche riciclando si producono scarti.

Ed è per questo che al riciclo bisogna prediligere la RIDUZIONE ed il RIUSO, come fra l’altro esplicitato nella legge europea, in cui la gerarchia è “riduco, riuso e riciclo”. Un modo di ridurre è quello di sostituire i sacchetti di plastica per l’acquisto di frutta e verdura con i retini. Un modo di riusare, riducendo moltissimo gli sprechi, è quello di reintrodurre il vuoto a rendere.

Il secondo principio della termodinamica afferma (in una delle sue varie formulazioni) che “Non è possibile realizzare una macchina termica il cui rendimento sia pari al 100%”. Il terzo principio ci dice che in un sistema chiuso l’entropia aumenta sempre. Questi due principi valgono per tutti i sistemi fisici e meccanici, in particolare quelli inventati dall’uomo. Nessun uomo è riuscito a creare una macchina che produca il moto perpetuo. Tutti i processi meccanici inventati dall’uomo producono scarti, siano essi in forma di calore residuo e/o di materiali.

Ma ha senso parlare dei principi della termodinamica in un campo, quello dei rifiuti, che coinvolge, e vogliamo coinvolga sempre di più, anche la biologia?

I processi biologici, a differenza dei processi meccanici e fisici creati dall’uomo, sono ciclici, e non producono, globalmente, scarti. Le piante riescono a trasformare CO2 e H2O in sostanza organica complessa senza creare calore aggiuntivo. E ciò che è scarto del processo metabolico di un organismo, diventa risorsa per il processo metabolico di un altro organismo, in un ciclo infinito.

Purtroppo, nel momento in cui inseriamo in un sistema naturale delle sostanze xenobiotiche, cioè estranee agli organismi viventi, siamo costretti ad entrare nel campo della fisica, e a trovare dei sistemi artificiali per rimuoverle. Questi sistemi per forza di cose utilizzeranno processi fisici, e quindi porteranno alla creazione di scarti.

Facciamo un esempio: il piombo non è presente negli organismi viventi. Se lo introduciamo in natura, gli organismi viventi (animali e vegetali) non sapranno come gestirlo all’interno del loro metabolismo. Ed infatti, si ammaleranno. Per rimuovere il piombo dall’ambiente, possiamo usare dei funghi, visto che gli scienziati hanno constatato che gli stessi hanno la capacità di assorbire i metalli pesanti. Dopodiché, questi funghi non potremo certo mangiarceli!

Dovremo essiccarli e probabilmente bruciarli per separare il piombo dalla parte organica del fungo, che volatilizzerà, cioè si trasformerà in gas.

In natura non avvengono combustioni, ma ossidazioni a temperatura ambiente. La combustione non è un processo biologico, ma è un processo fisico che in quanto tale, aumenta l’entropia totale.  Quindi, per concludere, se nell’ambiente l’uomo immette sostanze xenobiotiche, il principio del “Riciclo Totale” o dello “Zero Scarto” decade. Giusto?

Al contrario, se l’uomo cerca di limitare l’introduzione di sostanze xenobiotiche (plastica, metalli, ecc) nei propri sistemi, potrà avvalersi dei processi biologici per far rientrare i propri scarti all’interno di un sistema ciclico. Ed ecco che quegli scarti non saranno più rifiuti, ma, come in natura, torneranno ad essere “risorse”: per noi stessi, o per altri organismi viventi. Perché come detto in natura, ciò che è scarto, o rifiuto, o residuo, dell’attività metabolica di un organismo, è risorsa e cibo per un altro.

“Zero rifiuti” o “Riciclo totale” significa:

Uomo, cerca di imitare meglio i cicli biologici: se vuoi durare nel tempo, se non altro come specie, devi indirizzarti verso il 100% dell’efficienza, e per far questo, devi rimanere nel campo della biologia, ed evitare di cadere nella fisica introducendo nel sistema biologico delle sostanze che prima non c’erano, e che ti toccherà togliere artificialmente“.Tornando alla questione letterale: “Scarto” o “Rifiuto” sono entrambe traduzioni di “Waste”: in Danimarca ho seguito un corso (uno di quelli obbligatori per l’ingegneria ambiantale) che si chiamava “Solid Waste Management and Treatment”; il corso italiano corrispondente si chiamava “Gestione e Trattamento dei Rifiuti Solidi”. Non penso che sarebbe cambiato granché, se anche l’avessero chiamato “Gestione e Trattamento dello Scarto Solido”.

Insomma, non credo sia il caso di perdersi nella terminologia :).

Zero rifiuti è chiaramente uno slogan, come ho scritto già ieri, come lo sarebbe però anche “Riciclo totale”. Entrambi rimarrano tali se non impariamo a imitare meglio i processi BIOLOGICI naturali (che sono diversi dagli altri processi naturali fisici, come ad esempio le eruzioni dei vulcani…la biologia è tutt’altro, tant’è che l’uomo non sa ancora come si sia potuta formare una cosa tanto meravigliosa e complessa come una cellula…mentre abbiamo già imparato a fare il fuoco, come i vulcani).

Spero di aver chiarito il mio punto di vista (se è sbagliato, per favore datemi spiegazioni!!!). Credo sia “giusto” nel senso morale del termine, fare riferimento alla dicitura “Zero Rifiuti” perché simile letteralmente all’originale americano di Connett, che se non sbaglio ha fondato il movimento, e perché in Italia il movimento per la riduzione dei rifiuti si è diffuso con tale terminologia (si parla infatti di Comuni che adottano la filosofia “Zero Rifiuti”, no?)…

Mi viene in mente che, veramente, ci sono anche i “comuni ricicloni” di Legambiente…beh, il nostro slogan potrebbe anche essere, in effetti “RI-AMO-Padova” o “RI-AMO-PD”…nel senso di “RI-duci-AMO-RI-usi-AMO e Ri-cicli-AMO a Padova”, e quindi torniamo ad amare e ri-amare la nostra città!

mmmmmmmmh…se vi piace, cambio il nome del gruppo (sempre che non ci siano già troppi iscritti!!!)

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estergiusto

Autore: estergiusto

Ingegnere per l'Ambiente Insegnante per...passione :) Nata a Padova nel '78, laureata con sollievo di tutti ed in particolare mio in ingegneria per l'Ambiente ed il Territorio (sia a Padova che in Danimarca - questo lo sottolineo perché ha sempre un certo impatto), ho lavorato come ingegnere per 9 anni per una grande azienda padovana. Da ormai quasi 3 anni "vivo di rendita" in senso propriamente detto: grazie ad i miei genitori che mi hanno insegnato l'arte della sobrietà, nonostante le mie entrate non siano esorbitanti (oggi gli ingegneri son pagati meno degli operai!) sono riuscita a mettere da parte il necessario per acquistare una casetta sgarrupata, ma con giardinetto, a meno di mezzora a piedi dal centro: questa è vita! Qui vivo con due malcapitati inquilini tedeschi e con due gambiani - il mio compagno/marito ed un amico - che ritengono di essere le mie cavie. E forse lo sono. Nel poco tempo libero che mi lascia la mia attuale professione di "house manager" insegno in lingua italiana (con qualche incursione nell'inglese e nel francese se serve) educazione civica ed ambientale ed altre materie su richiesta...super-interessante, no? Per me, si :D *** Environmental engineer En...thusiast teacher Born in Padova in 78, graduated -with relief of all my family and especially mine - in Environmental Engineer (both in Padova and in the Technical University of Denmark - I underline this as it has always a certain impact), I worked as a engineer for 9 years for an important company. From about 3 years I live of annuities, thanks to my parents who tought me the art of sobriety and of surviving even if incomes are not enormous (today Italian engineers are paid less than factory workers). I could save enough money to buy a little house, decrepit but with garden, at less than 30 mins from the city center: this is life ;)! Here, I live with two unfortunates German students and two Gambian guys (my husband and a friend), who think they are my "guinea pigs". And maybe, in some ways, they are ;) In the free time left by my "house manager" profession, I try to teach a new subject: civic plus environmental education (and other subjects on request). Interesting, right? For me, definitely! :D

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