Eco-Corsi in italiano

Educazione alla sostenibilità per cittadini italiani e stranieri

Dissesto idrogeologico: serve un’inversione di rotta

Pubblico anche qui l’articolo che la giornalista Roberta Voltan mi ha chiesto di scrivere per “Toniolo Ricerca”.

L’espressione “dissesto idrogeologico” sta ad indicare tutti quei fenomeni di stravolgimento del territorio che si sviluppano quando si altera pesantemente l’equilibrio fra il suolo e l’acqua che lo copre o l’attraversa. L’interazione di questi due elementi ha determinato il nascere e lo svilupparsi delle civiltà, come in Mesopotamia così nel Veneto di 4000 anni fa, ma è sempre stato anche fonte di problemi. Le alluvioni ad esempio sono un retaggio antico del nostro territorio: la prima di cui si abbia testimonianza risale al 589 d.C., ed è facile ricollegarla, oltre che ad un periodo di piogge straordinarie, all’incuria seguita alla caduta dell’impero romano.

Questa incuria si rivela oggi nel livello esasperato di consumo del territorio, sfruttato da politiche poco lungimiranti, che, insieme alle caratteristiche dei fenomeni meteorologici, meno frequenti e più intensi a causa dei cambiamenti climatici, contribuisce ad aggravare il pericolo. Fenomeni principali del dissesto idrogeologico sono da un lato l’abbassamento delle falde, provocato dai cospicui emungimenti a scopo irriguo, industriale e idropotabile; dall’altro, il più veloce rigonfiamento e l’inquinamento dei fiumi, in cui le acque di pioggia riversano particolato, oli ricchi di metalli pesanti, ed altre sostanze disperse in atmosfera o depositate sulle superfici. Entrambi i fenomeni sono acuiti dalla ridotta permeabilità dei suoli urbani. L’abbassamento delle falde ha provocato ad esempio la scomparsa di paradisi naturali come quello che circondava le sorgenti del Tergola, ora non più visibili, e tutti siamo stati preoccupati testimoni dell’alluvione avvenuta a novembre 2010.

Il quadro regionale

Nonostante il numero di abitazioni in esubero superi le 15mila unità solo nell’area metropolitana di Padova (dati ISTAT censimento 2011), il consumo di suolo attualmente procede, e con esso, aumenta l’inquinamento che riversiamo su aria, suolo ed acqua. Il Veneto è capofila nel settore costruzioni, con una utilizzazione di 1100 chili pro capite di cemento, contro la media italiana di 800 e quella europea di 400. La produzione di cemento è fra l’altro una delle attività a maggiore impatto ambientale, incrementato dal fatto che nei cementifici si bruciano legalmente anche i rifiuti, con limiti sulle emissioni molto meno restrittivi rispetto a quelli imposti agli inceneritori, che sono già, per alcuni epidemiologi, non sufficientemente cautelativi.L’inquinamento che riversiamo sull’ambiente ha effetti diretti sulla nostra salute. Nel periodo 1988-2002, il Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (www.epicentro.iss.it) ha osservato un aumento dei tumori nei bambini del 2% annuo in Italia, contro un aumento in Europa dell’1,1% annuo.
Come si può contrastare questa tendenza? Le buone pratiche portate avanti a livello individuale non sono certo decisive, ma hanno il merito quantomeno di non aggravare il problema. Sono quindi utili le iniziative che contribuiscono alla loro diffusione. Pratiche virtuose quali ad esempio tutte le forme di risparmio dell’acqua potabile e recupero dell’acqua di pioggia, la conservazione o piantumazione di alberi nei nostri giardini ed il mantenimento della permeabilità del suolo, andrebbero pertanto premiate o incentivate.

Nuove forme di partecipazione

In ogni caso, l’azione individuale diventa efficace se incanalata in forme di partecipazione collettiva numericamente consistente, che rendano evidente la volontà popolare e quindi influenzino le scelte politiche. A fine ottobre 2011 è nato il movimento nazionale “Salviamo il Paesaggio”, comprendente 783 organizzazioni, tra cui 80 associazioni nazionali e 703 tra associazioni e comitati territoriali. Dopo il “censimento del cemento” il progetto portato avanti da molte sezioni locali, inclusa quella padovana, con la collaborazione di diverse amministrazioni comunali, è quello di un parco “agro-paesaggistico”, a riconoscimento e tutela delle zone agricole urbane e peri-urbane, anche intercomunali.  E’ infatti anche la frammentazione del territorio in comuni, ciascuno libero di definire quali terreni edificare, che ha prodotto la situazione attuale. Al contrario, soluzioni effettive consistono in pianificazioni a scala quantomeno provinciale.Diverse amministrazioni si sono mostrate interessate e partecipative.

A Torino è stata da poco approvata dal Consiglio Comunale una delibera promossa dalla sezione locale del movimento che prevede di introdurre, oltre agli orti collettivi “intesi anche come strumento di aggregazione e servizio di interesse pubblico” forme di certificazione che valorizzino le coltivazioni effettuate secondo criteri di sostenibilità (rotazione e attenzione all’uso di prodotti chimici), e premino la differenziazione delle colture nelle aree di maggiore estensione.Sempre a Torino si sono sperimentate anche le “zone 30”, in cui le auto e gli altri mezzi a motore non possono superare i 30 km/h. Queste zone permettono di ripensare la viabilità e migliorare vivibilità dei quartieri e benessere dei loro abitanti: in una strada in cui auto e ciclisti vanno alla stessa velocità, non c’è necessità di pista ciclabile, e gli alberi possono trovare la loro comoda collocazione. Minore velocità significa maggiore sicurezza, che favorisce a sua volta l’utilizzo della bici, producendo un circolo virtuoso. Infine, le zone 30 permettono di utilizzare asfalti e pavimentazioni permeabili, come quelle adottate nelle strade secondarie di Chicago per evitare gli allagamenti ed i rigurgiti fognari.
Oggi è fondamentale capire che estetica e funzionalità devono procedere sempre di pari passo. E’ assurdo ad esempio eliminare alberature per valorizzare la purezza delle linee architettoniche di alcuni edifici: negli spazi aperti, l’architettura non assorbe le acque, non purifica l’aria né mitiga il clima offrendo il refrigerio dell’ombra. Al contrario, sarebbe utile ad esempio prevedere pavimentazioni drenanti ed alberature in tutte le aree adibite a parcheggio. Oggi la politica nazionale, forse anche grazie alla nascita del forum “Salviamo il paesaggio” e all’interessamento di alcuni deputati, sembra si stia sensibilizzando al problema. L’interesse effettivo si vedrà dalle azioni concrete messe in atto, per ora lasciate in mano a sindaci controcorrente come Domenico Finiguerra, già sindaco di Cassinetta di Lugagnano, e Roberto Corti, sindaco di Desio, che nei piani regolatori hanno azzerato, o contenuto drasticamente, le nuove zone edificabili.

*Ester Giusto, ingegnere ambientale, Water treatment design consultant

Pubblicato anche su: www.tonioloricerca.it/mensili/mensile-novembre-2012/dissesto-idrogeologico-serve-uninversione-di-rotta.html.

 

Scrivi un commento

Powered by Facebook Comments

estergiusto

Autore: estergiusto

Ingegnere per l'Ambiente Insegnante per...passione :) Nata a Padova nel '78, laureata con sollievo di tutti ed in particolare mio in ingegneria per l'Ambiente ed il Territorio (sia a Padova che in Danimarca - questo lo sottolineo perché ha sempre un certo impatto), ho lavorato come ingegnere per 9 anni per una grande azienda padovana. Da ormai quasi 3 anni "vivo di rendita" in senso propriamente detto: grazie ad i miei genitori che mi hanno insegnato l'arte della sobrietà, nonostante le mie entrate non siano esorbitanti (oggi gli ingegneri son pagati meno degli operai!) sono riuscita a mettere da parte il necessario per acquistare una casetta sgarrupata, ma con giardinetto, a meno di mezzora a piedi dal centro: questa è vita! Qui vivo con due malcapitati inquilini tedeschi e con due gambiani - il mio compagno/marito ed un amico - che ritengono di essere le mie cavie. E forse lo sono. Nel poco tempo libero che mi lascia la mia attuale professione di "house manager" insegno in lingua italiana (con qualche incursione nell'inglese e nel francese se serve) educazione civica ed ambientale ed altre materie su richiesta...super-interessante, no? Per me, si :D *** Environmental engineer En...thusiast teacher Born in Padova in 78, graduated -with relief of all my family and especially mine - in Environmental Engineer (both in Padova and in the Technical University of Denmark - I underline this as it has always a certain impact), I worked as a engineer for 9 years for an important company. From about 3 years I live of annuities, thanks to my parents who tought me the art of sobriety and of surviving even if incomes are not enormous (today Italian engineers are paid less than factory workers). I could save enough money to buy a little house, decrepit but with garden, at less than 30 mins from the city center: this is life ;)! Here, I live with two unfortunates German students and two Gambian guys (my husband and a friend), who think they are my "guinea pigs". And maybe, in some ways, they are ;) In the free time left by my "house manager" profession, I try to teach a new subject: civic plus environmental education (and other subjects on request). Interesting, right? For me, definitely! :D

Non è possibile lasciare nuovi commenti.