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Soggetto Politico Nuovo

Ieri sera ho partecipato a Padova, presso la sede di Altra Agricoltura in corso Australia, al primo incontro regionale per creare un “soggetto politico nuovo”, sulla base di un Manifesto pubblicato per ora sul “Fatto quotidiano”.

Eravamo circa 20-30 persone, età media 45 credo. I più giovani erano uno studente di scienze politiche, Galvan Davide, un ragazzo che lavora come operatore sociale per il Comune, io ed un altro ragazzo.

Questa volta mi son detta “parti senza alcuna aspettativa, tanto non otterrai proprio nulla :)”. Ed infatti ero bella tranquilla, andando. Però una volta arrivata, sentendo i vari interventi (il primo, quello di Paolo Cacciari), mi veniva da pensare sempre di più “caspita, qui proprio bisognerebbe riuscire a trasmettere il metodo in grado di far superare i limiti della politica attuale”. E poiché qualche idea sul metodo, col regolamento scritto ormai un mese fa, l’ho buttata giù, il cuore ha cominciato ad andarmi a 150/min: troppo era il desiderio di farmi capire!

Ma non ci sono riuscita :). Anzi, viste le numerose irruzioni nei discorsi altrui, senz’altro ho fatto una bella figura di maleducata. Non ho certo la stoffa del politico, per lo meno di quello modello attuale, che è molto bravo con parole e atteggiamenti, e sa convincerti dell’esistenza di una cosa che al meglio è una nuvola di fumo (tossico).

Al contrario, io avrei un progetto bello concreto, in linea con la necessità di creare un soggetto dalla struttura orizzontale, in cui chiunque riesca ad essere motivato a responsabilizzarsi e a portare avanti scelte nel segno della consapevolezza e del Bene Comune, grazie alla evidenziazione dei meriti, anche individuali…e non riesco a farlo capire!

Beh non riesco a farlo capire anche perché molti non hanno in partenza le idèe chiare, credo. Ad esempio, per alcuni quello di Bene Comune è un concetto astratto. Beh, qualsiasi cosa è un  po’ astratta, finché non ci si sbatte contro il muso. E basta cercare di cambiare una cosa, anche una piccola, per capire subito quanto concrete possano essere certe iniziative per il Bene Comune, e quindi il Bene Comune stesso, e quanto il sistema attuale renda complesso portarle avanti ed ottenere risultati.

Per esempio, qualcuno mi ha detto “Ester, il Bene Comune per un dipendente di APS è fare un sacco di inceneritori. Per me, è non averne proprio. Quindi il Bene Comune è una idea astratta”

Ecco: quanto sopra affermato non c’entra granché con il Bene Comune, in entrambi i casi…sopra si parla di un “bene” puramente immaginario, in quanto non ha relazione con la realtà. Invece la politica dovrebbe essere fatta avendo sì degli ideali chiari in testa, ma anche stando sempre con i piedi saldamente ancorati al terreno.

Per commentare l’esempio: allo stato attuale i rifiuti secchi (cioè quelli che non sono separati ed inviati al riciclo) continuano ad aumentare in termini assoluti, anche se la raccolta differenziata aumenta in percentuale.

Ora, dove li potremmo mettere, tutti questi rifiuti, a discariche colme, se chiudessimo i nostri inceneritori? Nelle villette dei più fortunati fra noi? O nei mini-appartamenti delle giovani coppie? Non credo che alcuno sarebbe disponibile. Quale persona informata e consapevole potrebbe quindi pensare che chiudere gli inceneritori corrisponde attualmente con il Bene Comune? Nessuno. Attualmente, i rifiuti “secchi” vanno inceneriti.

Ma la storia non finisce qui. Scopriamo infatti che l’incenerimento non è purtroppo la soluzione del problema. Incenerire vuol dire bruciare risorse che in gran parte potrebbero essere recuperate, generare una quantità di energia irrisoria rispetto a quella necessaria per produrre quello che stiamo bruciando, produrre sostanze nocive bio-accumulabili che finiscono in aria, suolo ed acqua ed incrementare l’effetto serra (visto che in gran parte bruciamo plastica, e che per produrre quello che stiamo bruciando abbiamo impiegato per lo più combustibili fossili). Quale dipendente informato e consapevole potrebbe pensare quindi che l’inceneritore è un Bene Comune? Nessuno.

Conclusione: l’inceneritore è una necessità attuale, non un bene. Nemmeno il male assoluto, visto che in parte ci libera di problemi ben concreti ed ingombranti, e che ci sono mali maggiori, ma certamente non un bene.

E allora, che caspita è, questo Bene Comune???

Il Bene Comune è cercare l’alternativa all’incenerimento, e non solo a parole, ma a fatti. Migliorando la raccolta differenziata introducendo il porta a porta (come in teoria il Comune dovrebbe stare facendo, anche se un po’ a rilento), creando delle attività di recupero che ci permettano di togliere quanti più materiali dalle fauci del draghetto affamato. Da cui le 10 iniziative da portare avanti con Amministrazione, Grande Distribuzione, ecc.

Questo ragionamento si può fare per tutto. Pensiamo ad esempio alla cementificazione. Possiamo dire sia un male assoluto, il cemento? No! Lo è per il modo insensato in cui lo stiamo utilizzando e diffondendo! Lo è perché dovremmo smettere di cementificare gli ultimi suoli ancora agricoli! Cos’è il Bene Comune in questo caso? Dimostrare che ci sono molti luoghi già cementificati e non utilizzati, e ricostruire su quelli. Quindi, il Bene Comune è il Censimento degli Edifici. Chi può dirmi che questo censimento nuoce al Bene Collettivo? O che la raccolta dei tappi di sughero nuoce al Bene Collettivo?

Ecco, il Bene Comune è proprio questa cosa concreta qua: è pensare “cosa succederebbe, su scala globale, se tutti si comportassero come me?”. E scegliere quindi, fra le iniziative e le azioni possibili, quelle che danno il maggiore beneficio e zero problemi.

Una signora veramente in gamba ieri diceva “noi potremmo anche farla, la rivoluzione, ma a che pro? Quello che serve è capire come dobbiamo impostare la costruzione di un mondo diverso! Altrimenti, a rivoluzione fatta, ci ritroveremmo punto e a capo, sprovveduti e pronti a farci prendere nel sacco da chi riesce a raccontarcela meglio”.

Eh già.

La rivoluzione in realtà è già in atto, e la sta facendo internet!!! Internet che permette la comunicazione orizzontale. E la comunicazione è tutto.

Perché in realtà, di gente che lavora per quel Bene Comune concreto di cui ho scritto sopra, ce n’è a bizzeffe, in tutti i campi! Da quello sociale a quello ambientale a quello artistico a quello scientifico…il problema è che questa gente non riesce (qualche volta non vuole, se ha ruoli anche minimi di “potere” inteso alla vecchia maniera) a fare RETE.

Cos’è il potere inteso alla “vecchia maniera?”

E’ il potere di colui che pensa di sapere cosa è il Bene per gli altri. Ti do il gioco così sei contento, dice il papà al figlio. Ed il figlio “ma io non volevo quel gioco, volevo giocare a questo –che ho già- con te!” (Giusto, Chiara Ridolfi?). Ecco la politica attuale funziona spesso così: il politico fa, con tutte le migliori intenzioni magari, ma non fa quello che è vero interesse del cittadino, perché non ha tempo di ascoltarlo, fra tutti i suoi impegni.

Ed invece, se tutta la gente che lavora per il Bene Comune concreto di cui sopra, facesse RETE, una bella rete fitta le cui maglie -grazie alla tecnologia informatica- si possono contare una ad una, il politico non perderebbe tempo dietro ad impegni che magari qualche volta possono andare anche a detrimento del bene collettivo, ma starebbe ben attento a quello che fa, per garantirsi il consenso dei più. E fra l’altro, non dovrebbe nemmeno arrampicarsi sugli specchi, o spremersi troppo le meningi, perché già la società civile gli indicherebbe, tramite le iniziative in atto, cosa fare e come poter aiutare!

Ed eccoci al punto. L’importanza del portale web ben strutturato, in cui si raccolgano tutte le iniziative concrete (non parole, fatti) proposte e attivate, con nome dei relativi promotori e referenti e collegamento a relativa mailing-list (e tante altre cose che non sto ad elencare perché le ho scritte altrove). Iniziative cui possa aderire chiunque, singolo, gruppo, privato, amministrazione pubblica, partito, ecc.

Mi è stato detto “non funziona così!”. Beh, è ovvio che in una prima fase di rodaggio e pubblicizzazione del portale, bisognerà che chi ha avviato l’iniziativa (esattamente come quella per il nuovo soggetto politico) si metta di buzzo buono a telefonare e scrivere a chi crede possa essere interessato.

Ma, se la cosa funziona, quando il portale è conosciuto da un certo numero di persone, non sarà più così necessario andare alla ricerca. Perché a chiunque piace poter essere protagonista nei settori in cui crede di avere competenza ed energie da mettere in campo. Ed un sistema del genere assicura trasparenza anche nell’assegnazione dei meriti. Chi lavora lo si vede ad esempio dal contenuto delle mail che scrive nella sua mailing list.

Ecc ecc.

Non so se con questo profluvio di parole mi sono fatta capire di più. Forse no. Il punto è che per capire forse bisogna essere più consapevoli di come funziona il web. E dell’importanza del Marketing in queste cose, di cui i giovani sono invece ben consapevoli.

Per questo mio desiderio sarebbe trovare qualche professore universitario (di ingegneria informatica, scienze politiche, design…) in grado di assegnare la costruzione del web come progetto ai suoi studenti, magari con finalità di tesi. Con questo si otterrebbe anche un coinvolgimento sin da subito dei giovani, appunto, che dovrebbero prendere in mano le redini del mondo.  Alcuni lo vorrebbero e ci provano, ma in questo sistema fanno alquanta fatica a farsi avanti, anche se ne avrebbero maggior diritto e per certe cose anche maggiore abilità.

Buona fortuna, people.

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estergiusto

Autore: estergiusto

Ingegnere per l'Ambiente Insegnante per...passione :) Nata a Padova nel '78, laureata con sollievo di tutti ed in particolare mio in ingegneria per l'Ambiente ed il Territorio (sia a Padova che in Danimarca - questo lo sottolineo perché ha sempre un certo impatto), ho lavorato come ingegnere per 9 anni per una grande azienda padovana. Da ormai quasi 3 anni "vivo di rendita" in senso propriamente detto: grazie ad i miei genitori che mi hanno insegnato l'arte della sobrietà, nonostante le mie entrate non siano esorbitanti (oggi gli ingegneri son pagati meno degli operai!) sono riuscita a mettere da parte il necessario per acquistare una casetta sgarrupata, ma con giardinetto, a meno di mezzora a piedi dal centro: questa è vita! Qui vivo con due malcapitati inquilini tedeschi e con due gambiani - il mio compagno/marito ed un amico - che ritengono di essere le mie cavie. E forse lo sono. Nel poco tempo libero che mi lascia la mia attuale professione di "house manager" insegno in lingua italiana (con qualche incursione nell'inglese e nel francese se serve) educazione civica ed ambientale ed altre materie su richiesta...super-interessante, no? Per me, si :D *** Environmental engineer En...thusiast teacher Born in Padova in 78, graduated -with relief of all my family and especially mine - in Environmental Engineer (both in Padova and in the Technical University of Denmark - I underline this as it has always a certain impact), I worked as a engineer for 9 years for an important company. From about 3 years I live of annuities, thanks to my parents who tought me the art of sobriety and of surviving even if incomes are not enormous (today Italian engineers are paid less than factory workers). I could save enough money to buy a little house, decrepit but with garden, at less than 30 mins from the city center: this is life ;)! Here, I live with two unfortunates German students and two Gambian guys (my husband and a friend), who think they are my "guinea pigs". And maybe, in some ways, they are ;) In the free time left by my "house manager" profession, I try to teach a new subject: civic plus environmental education (and other subjects on request). Interesting, right? For me, definitely! :D

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